Ieri sera ho visto The Social Network, il film di David Fincher sulla storia di Facebook. Sebbene in via generale la storia sia già conosciuta da molti, il film risulta piacevole e piuttosto scorrevole.
Stamattina ho letto un commento di Mantellini sul ruolo di Facebook nel panorama web e sulla notizia di ieri secondo cui il social network si starebbe preparando al lancio di un nuovo servizio di posta elettronica, @fb.com o @facebook.com.
Leggendo i commenti la gente si domanda se sia giusto o sbagliato che Facebook inauguri un nuovo servizio di email, se avrà successo e quali saranno i rischi per la privacy.
Sorvolando le disquisizioni sul successo dell’email, lo spam, la crittografia, secondo me queste domande andrebbero viste in un’ottica più generale. Il panorama Internet in questo momento offre un insieme molto variegato di servizi collegati alla sfera sociale e non: posta elettronica, social network, foto sharing, blog e via dicendo. Il tutto risulta però in un certo senso ancora disaggregato, scollegato.
Uno potrebbe avere un account su Facebook, utilizzare Gmail, cambiare il suo status su Twitter e mettere le foto su Flickr, e nella maggior parte dei casi è probabile che costui si sia dovuto registrare nuovamente per ognuno dei servizi, anche se in realtà l’utilizzatore di ogni sito è la stessa persona.
Una persona che usa diversi servizi, con tanti username diversi, e che quindi non ha un’unica identità di rete ben definita.
Facebook ha avuto l’idea geniale di portare online il nome e cognome, di allungare le nostre vite reali al digitale, ma ora manca qualcosa che consolidi questa presenza in rete e che permetta di dare una forma un po’ più definita alla nuvola che ci rappresenta su Internet.
Io penso che questa sia la reale battaglia. Facebook non vuole battere Gmail o Hotmail, non vuole offrire un servizio di posta elettronica fine a se stesso, vuole invece permettere di definire facilmente la propria identità di rete. E per questo sfida Google e Microsoft, per aggiungere un mattoncino in più all’identità di rete, l’email.
Fa paura parlare di questi concetti, fa paura pensare che potrebbe essere un’azienda privata ad amministrare il più grande patrimonio di “digital identities”. E fa ancora più paura pensare che tutt’ora non esista un’adeguata cultura a Internet e a quanto sia importante gestire bene la propria identità di rete.