Da “Anelli nell’io”, di Douglas Hofstadter:

Le pressioni della vita quotidiana ci obbligano, ci forzano, a parlare degli eventi al livello al quale li percepiamo direttamente. È per accedere a quel livello che i nostri organi di senso il nostro linguaggio e la nostra cultura ci attrezzano. Dalla primissima infanzia in avanti, concetti come «latte», «dito», «parete», «zanzara», «puntura», «prurito», «schiacciare», e così via, ci vengono serviti su un piatto d’argento. Noi percepiamo il mondo nei termini di questi concetti, non nei termini di concetti microscopici come «proboscide» e «follicolo pilifero», per non parlare di «citoplasma», «ribosoma», «legame peptidico» o «atomo di carbonio». Possiamo naturalmente acquisire questi concetti in un secondo momento, e alcuni di noi arrivano a padroneggiarli alla perfezione, ma questi non potranno mai sostituire quelli che stanno sul piatto d’argento della nostra infanzia. Siamo dunque, insomma, vittime della nostra macroscopicità, e non possiamo sfuggire alla trappola dell’uso di queste parole quotidiane per descrivere gli eventi di cui siamo testimoni, e che percepiamo come reali.

Questa è la ragione per cui è molto più naturale per noi dire che una guerra è stata scatenata per motivi religiosi o economici , che non cercare di immaginare una guerra come un vasto pattern di particelle elementari interagenti, cercando poi i pensare in quei termini a cosa l’abbia scatenata – sebbene i fisici possano insistere che l’unico «vero» livello di spiegazione sia quello, nel senso che se ci mantenessimo a quel livello nessuna informazione verrebbe scartata. Ma possedere una simile fenomenale (o fenomenica) precisione non è, ahimè (o piuttosto, «grazie a Dio!») il nostro destino.

Noi mortali siamo condannati a non poter parlare a quel livello dove non c’è perdita di informazioni. Necessariamente semplifichiamo, e lo facciamo, in realtà, in misura enorme. Ma questo sacrificio è anche la nostra gloria. La semplificazione drastica è ciò che ci permette di ridurre le situazioni al loro nocciolo, di scoprire essenze astratte, di individuare ciò che conta, di comprendere i fenomeni a livelli sbalorditivamente elevati, di avere buone chance di sopravvivere in questo mondo, e di produrre letteratura, arte, musica e scienza.

Dipendenza energetica

10 giugno 2011

Cercando di informarmi un po’ di più a proposito dei quesiti posti nei referendum abrogativi del 12 e 13 Giugno, mi è sorto un dubbio riguardo alla scelta di investire nella produzione di energia nucleare.

Posto che il referendum non riguarderà l’introduzione dell’energia nucleare in Italia, mi chiedevo quali sarebbero le reali motivazioni che spingerebbero il governo a un grosso investimento proprio verso l’atomo.

Una tra le più sbandierate questioni è l’indipendenza energetica. Con il nucleare ridurremmo la nostra enorme dipendenza da paesi stranieri.

Per curiosità ho dato un’occhiata ai dati statistici forniti da Terna s.p.a, disponibili sul loro sito per l’anno 2009, e parzialmente per l‘anno 2010.

Per il 2010 si parla di circa 45 000 GWh ricevuti da fornitori stranieri, a fronte di un fabbisogno italiano di oltre 300 GWh. Quindi circa il 10-15% dell’energia è importata, cifra che non mi sembra così elevata.

O quando si parla di dipendenza energetica si includono anche i combustibili (carbone, petrolio, uranio, etc.) acquistati all’estero? In questo caso, Wikipedia parla di una dipendenza dall’estero per l’81% dell’energia prodotta.

Non mi risulta però che in Italia ci siano grandi miniere di uranio. Ma allora non saremmo nella stessa situazione anche con il nucleare?

Il keynote di Jobs alla WWDC di qualche giorno fa ha svelato parecchie interessanti novità del mondo Apple.

Nulla di sbalorditivo e altamente innovativo è stato introdotto: molti dei servizi presentati esistevano già da tempo sul mercato, prodotti da varie aziende in modo gratuito o a pagamento. Apple si è aggiunta all’offerta, presentando la sua suite di servizi pensati appositamente per il suo ecosistema di dispositivi mobili.

Tra tutti i servizi, quello che mi interessa di più come futuri sviluppi è iMessage. Si tratta di un semplice servizio di messaggistica istantanea, che permette a ogni utente di un sistema basato su iOS di scambiarsi messaggi testuali, foto, video, e altro, attraverso una semplice interfaccia, praticamente uguale a quella utilizzata per la gestione degli attuali SMS. Il tutto attraverso la rete dati (leggasi free-of-charge).

Anche in questo caso, nulla di nuovo. Da tempo esistono BBM di Blackberry, PingChat!, WhatsApp, Kik, Skebby, giusto per citarne alcuni. Tutti questi prodotti stanno cercando di imporsi come standard de facto per dare il colpo di grazia agli SMS/MMS, destinati a sparire sul lungo periodo, soppiantati appunto dalla messaggistica su TCP/IP.

Sono 3 i punti che, a mio avviso, vanno considerati per l’effettivo successo dei servizi di instant messaging:

  1. L’interoperabilità. Se realmente si vogliono sostituire gli SMS, bisogna permettere e garantire che pressoché ogni dispositivo mobile (sia esso Android, Symbian, iOS o altro) possa ricevere e inviare messaggi. Il che implica lo sviluppo di un client apposito per ogni piattaforma, cosa che parte delle aziende sopra citate hanno già fatto.
  2. La diffusione. Ovvero: più persone usano il sistema, più altre vorranno usarlo. Se la maggioranza dei miei contatti usa WhatsApp, io stesso sarò spinto a usarlo, invece di scegliere altri prodotti. (Chiaramente, questo punto è strettamente connesso al punto 1).
  3. La comodità. Il fatto che il sistema sia integrato con la piattaforma è requisito necessario, ma non sufficiente. Serve qualcosa di più. Ok quindi a invio di foto, video e suoni. Proporrei anche un client web, per poter proseguire la conversazione attraverso qualsiasi browser per PC, e possibilmente il salvataggio automatico delle conversazioni in Cloud (visto che oggi questa parola va molto di moda).

Personalmente ho provato gran parte dei prodotti citati, e confesso di non averne trovato ancora uno davvero soddisfacente. La cosa che più mi manca è il web client, ed è per questo che come alternativa temporanea sto usando Google Talk.

Sono sicuro che iMessage si diffonderà rapidamente tra i possessori di device Apple, ma dubito fortemente che a breve verrà sviluppato un client per dispositivi non equipaggiati con iOS/OSX.

Wikipedia parla di circa 4100 miliardi di SMS inviati nel 2008 in tutto il mondo. Cifre importanti, intorno a cui ruotano parecchi interessi. Stiamo a vedere quello che succede, nel frattempo mi associo a Fabrizio Capobianco, consigliando agli operatori mobili di prepararsi al cambio di direzione.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.