Vittime della nostra macroscopicità
17 giugno 2011
Da “Anelli nell’io”, di Douglas Hofstadter:
Le pressioni della vita quotidiana ci obbligano, ci forzano, a parlare degli eventi al livello al quale li percepiamo direttamente. È per accedere a quel livello che i nostri organi di senso il nostro linguaggio e la nostra cultura ci attrezzano. Dalla primissima infanzia in avanti, concetti come «latte», «dito», «parete», «zanzara», «puntura», «prurito», «schiacciare», e così via, ci vengono serviti su un piatto d’argento. Noi percepiamo il mondo nei termini di questi concetti, non nei termini di concetti microscopici come «proboscide» e «follicolo pilifero», per non parlare di «citoplasma», «ribosoma», «legame peptidico» o «atomo di carbonio». Possiamo naturalmente acquisire questi concetti in un secondo momento, e alcuni di noi arrivano a padroneggiarli alla perfezione, ma questi non potranno mai sostituire quelli che stanno sul piatto d’argento della nostra infanzia. Siamo dunque, insomma, vittime della nostra macroscopicità, e non possiamo sfuggire alla trappola dell’uso di queste parole quotidiane per descrivere gli eventi di cui siamo testimoni, e che percepiamo come reali.
Questa è la ragione per cui è molto più naturale per noi dire che una guerra è stata scatenata per motivi religiosi o economici , che non cercare di immaginare una guerra come un vasto pattern di particelle elementari interagenti, cercando poi i pensare in quei termini a cosa l’abbia scatenata – sebbene i fisici possano insistere che l’unico «vero» livello di spiegazione sia quello, nel senso che se ci mantenessimo a quel livello nessuna informazione verrebbe scartata. Ma possedere una simile fenomenale (o fenomenica) precisione non è, ahimè (o piuttosto, «grazie a Dio!») il nostro destino.
Noi mortali siamo condannati a non poter parlare a quel livello dove non c’è perdita di informazioni. Necessariamente semplifichiamo, e lo facciamo, in realtà, in misura enorme. Ma questo sacrificio è anche la nostra gloria. La semplificazione drastica è ciò che ci permette di ridurre le situazioni al loro nocciolo, di scoprire essenze astratte, di individuare ciò che conta, di comprendere i fenomeni a livelli sbalorditivamente elevati, di avere buone chance di sopravvivere in questo mondo, e di produrre letteratura, arte, musica e scienza.


